Il Nuovo Ospedale di Sassuolo nasce nel 2005 per effetto di una sperimentazione gestionale (art.9 bis D.Lgs 229/99) dalla fusione tra il vecchio Ospedale Civile e la casa di cura Villa Fiorita, si sviluppa su circa 40 mila metri quadrati, dispone di oltre 250 posti letto, impiega circa 500 persone e serve gli oltre 110 mila residenti nei Comuni del distretto sanitario di Sassuolo. Progettato sui più moderni standard ospedalieri, offre un’ampia dotazione di servizi ed una vasta gamma di attività ambulatoriali e diagnostiche. Dispone di 8 sale operatorie, 4 sale travaglio-parto, 2 sale gessi, 3 sale endoscopia, 2 Risonanze Magnetiche aperte, 1 Tomografia assiale computerizzata, 4 diagnostiche Rx, 5 diagnostiche ecografiche. La gestione è affidata ad una società mista pubblico-privata della quale fanno parte l’Azienda USL di Modena con il 51% delle azioni ed una società privata, la Atrikè SpA, con il 49%. L’Azienda Usl ha il ruolo di indirizzo e controllo sulla gestione, nomina il direttore sanitario, è proprietaria dell’immobile, da cui ricava un affitto, e determina il contratto di fornitura in coerenza con la programmazione sanitaria provinciale. Nel 2009 è terminata la fase di sperimentazione gestionale ed ha preso avvio la gestione ordinaria.

Giustificare il senso e l’utilità di una società mista pubblico-privato è per definizione un esercizio non facile. Farlo in sanità è ancor più difficile. Mancano ancora puntuali riferimenti normativi in grado di assicurare certezze giuridiche e gestionali all’operato quotidiano, ma soprattutto rimangono ancora vivi retaggi ideologici e steccati culturali, a mio avviso, ormai superati. Comunque da un presupposto iniziale, ancorché banale, dobbiamo partire: nessuno è così stupido da instaurare un rapporto di collaborazione per rimetterci, quindi i benefici ed i vantaggi devono essere reciproci. Se concordiamo su questo principio ci è più facile capire perché gli interessi del pubblico e del privato possono in un qualche modo coesistere. Dando per scontato un alto profilo di efficacia e di efficienza della struttura, i vantaggi per il pubblico sono evidenti nel fatto che può onorare il proprio mandato istituzionale attraverso l’erogazione di servizi in una struttura che ha performance gestionali migliori rispetto a quelle gestite direttamente. Questo perché gli strumenti con cui si opera in ambito privatistico sono più agili rispetto a quelli usati dalla pubblica amministrazione. La gestione del personale, gli acquisti, la logistica, per non parlare dei benefici fiscali possibili, esempio aliquote IRAP differenti, consentono positivi ritorni economici e permettono una maggiore flessibilità organizzativa. E per il privato quali vantaggi? Abbiamo sempre pensato in via esclusiva al profitto economico in senso stretto, ma in realtà oltre a ciò i benefici possono realizzarsi anche in forme diverse. Ferma restando la remunerazione minima del capitale investito ed assumendo l’assunto che non voglio guadagnare un euro ma non voglio neppure perderlo, la partecipazione societaria in strutture che erogano servizi di pubblica utilità quale è un ospedale, può avere, per un operatore economico che si muove nello stesso territorio, un grandissimo ritorno d’immagine. Inoltre offre l’opportunità di sottoscrivere convenzioni per l’acquisto di prestazioni a tariffa agevolata da proporre ai propri dipendenti o a target di persone di interesse strategico.
Premesso che questo ospedale ha, nella programmazione sanitaria provinciale, un ruolo importante e definito, con vincoli ed obblighi operativi che devono prioritariamente essere soddisfatti, non bisogna trascurare il fatto che rimane a tutti gli effetti un imprenditore economico. Questa caratteristica gli consente di inserirsi nel mercato e di muoversi in ambiti che sono di fatto interdetti alla pubblica amministrazione. Gli spazi di manovra possono essere tanti, senza per questo entrare in conflitto con l’attività “core” del proprio socio di maggioranza. Qualche esempio: le attività formative, l’ingegneria clinica, l’odontoiatria. Non dimentichiamoci mai che l’utile prodotto va per il 49% al privato ma per il 51% va al pubblico, che ha pertanto la disponibilità di utilizzarlo nei modi più convenienti per la collettività. Come diceva un importante leader politico cinese “Non importa se il gatto è bianco o nero, l’importante che prenda i topi”.

Bruno Zanaroli
Direttore Generale

Ospedale di Sassuolo S.p.A.
Via F.Ruini,2 – 41049 SASSUOLO (Mo)
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